ANALISI DEL PROFILO PROFESSIONALE DELL’ASSISTENTE TECNICO NELLA SCUOLA

Scritto da admin. Inserito in Assistenti Tecnici, Video

Pubblicato su gennaio 26, 2012 con nessun commento

In tempi passati la tecnologia conservava a lungo i propri impianti e dotazioni legate alle esperienze didattiche. Attualmente i ritmi di aggiornamento e le nuove professionalità inducono gli Assistenti Tecnici ad un incessante processo di autoformazione.

L’inquadramento

L’assetto strutturale attuale del personale A.T.A. vede legati profili professionali differenti e non assimilabili. L’area amministrativa e tecnica sono entità opposte. L’area amministrativa è esclusa dalla didattica, mentre quella tecnica ne è fortemente facente parte. Due aspetti importanti nelle attività svolte nella scuola; ma distanti e incomparabili e non valutabili secondo principi di univocità. Prova ne è il fatto che gli A.T. svolgono l’attività esclusivamente negli istituti di scuola media secondaria, mentre gli A.A. prestano servizio in tutti gli istituti di ogni ordine e grado. Altra differenza è che la figura di riferimento degli A.A. è il D.S.G.A., mentre per gli A.T. è il Dirigente scolastico, come per i docenti. A creare confusione nell’area degli A.T.A. è che l’area B è fortemente eterogenea, oltre ad A.A. e A.T., questa comprende anche cuochi, infermieri e guardarobieri. Una convivenza difficile che è ostacolo a l’emersione dei meriti e delle caratteristiche fondamentali dei differenti profili.

La carriera

Gli A.A. e gli A.T. pur essendo collocati nella medesima area non godono della medesima progressione di carriera. La naturale evoluzione professionale degli A.A. è orientata verso l’area C e D, mentre per gli A.T. risulta pressoché confinato alla fantomatica area C.  Una disparità che dipende essenzialmente dal carattere opposto dei due profili, come visto in precedenza. E’ rilevante il fatto che, gli A.A. ed ausiliari sono presenti in ogni istituzione scolastica, gli A.T. sono legati esclusivamente dove sono presenti i laboratori didattici, per effetto della corrispondente specifica competenza, non gli è possibile effettuare una facile mobilità.  Quindi le istanze di trasferimento non sono possibili, ostacolando i mutamenti che sempre più di frequente occorrono nella vita.

Il lavoro

Il lavoro dell’A.T. può essere distinto in tre momenti:

-          Conduzione dei laboratori, in compresenza col docente e preparazione, allestimento e assistenza nelle esercitazioni.

-          Manutenzione delle apparecchiature semplici e approvvigionamento del materiale.

-          Rapporti con l’ufficio tecnico e attività di coordinamento.

Gli ultimi due momenti essendo tecnici non vi è nulla da evidenziare.  Sul primo momento, essendo di tipo didattico, non è definibile ad una omogenea e obiettiva qualificazione lasciando spazio a vicende lavorative difficili da definire. E’ prassi consolidata della partecipazione attiva dell’A.T. alle lezioni riguardanti le esercitazioni pratiche di laboratorio e talune volte anche teoriche, e non solo relegato alla predisposizione degli strumenti e all’organizzazione più in generale. Nella realtà l’A.T. non è, e non può essere, per le ragioni esposte, relegato a semplice manutentore e preparatore. Nelle norme contrattuali di qualche anno fa, richiedeva al lavoratore una “specifica preparazione professionale, conoscenza di strumenti e tecnologie anche complessi, con capacità di utilizzo degli stessi”. Tale capacità e complessità non possono essere giustificate nell’ottica di una mera attività di preparazione, per le quali sono necessarie poche e semplici nozioni.

Il plusvalore

La necessaria preparazione e la continua formazione in itinere dell’A.T. costituiscono una figura di elevata professionalità. Pertanto se la figura dell’A.T. fosse relegata elusivamente alla preparazione ed alla manutenzione quel plusvalore di conoscenze e competenze rimarrebbe inespresso, inducendo il soggetto ad uno stato di frustrazione. Nonostante il possesso di conoscenze e capacità queste non sono spendibili sia in relazione a opportunità di carriera, sia all’interno e all’esterno dell’istituzione scolastica.

Il paradosso tecnico-docente

L’A.T. per forza di cose è indotto a perseguire una professionalità in relazione all’evoluzione della tecnologia e alla complessità delle operazioni a cui assiste, senza una adeguata formazione ed aggiornamento da parte delle Istituzioni. Per l’A.T. la formazione e l’aggiornamento è una necessità, mentre per il docente è un dovere morale e deontologico. Questo singolare paradosso si traduce in quel costume a tanti noto per cui l’A.T. conduce molte attività di laboratorio in maniera autonoma. Negli Istituti professionali sono addirittura presenti anche Insegnanti Tecnico Pratici con il medesimo titolo di studio dell’A.T. La professionalità e le competenze evocate in precedenza determinano un sistematico spostamento dei ruoli tra docente ed A.T.. Questo elemento, reale e dimostrabile si potrebbe assumere come emblematico per affermare che gli A.T. di fatto sono  completamente slegati  da amministrativi ed ausiliari e non si possono confondere con altre figure professionali operanti nella scuola.

Che il Dirigente scolastico debba sovrintendere il servizio degli A.T. è ormai assodato.  Nella fumosa normativa in vigore permane un legame gerarchico col D.S.G.A., non soltanto per le questioni amministrative, ma anche per il controllo dell’orario che, al contrario di quanto avviene per gli aspetti strettamente lavorativi, non dipende dal Dirigente. Appare evidente l’esistenza di una “doppia vita” degli A.T. che è uno dei fattori che li vede coinvolti nelle più disparate attività. I Dirigenti scolastici utilizzano questa ambiguità e ambivalenza; da una parte utilizzano la specifica professionalità dei lavoratori in ambito didattico, e dall’altra utilizzandoli come amministrativi ed anche come ausiliari.  Una fonte di estrema comodità.

L’orario di lavoro

Far parte del personale A.T.A. comporta un rigido rispetto delle norme comuni, orario compreso, a fronte di quella flessibilità che è ormai consuetudine, rimane assoggettato al restante personale non docente. Gli A.T. sovrintendono alla manutenzione dei laboratori per diverse ore settimanali, in funzione delle macchine e degli strumenti, durante il periodo di attività didattica.   Durante il periodo estivo, alla stregua del restante personale A.T.A., l’A.T. presta servizio per 36 ore settimanali nella manutenzione dei laboratori, che già hanno ricevuto molte ore durante il periodo di attività didattica, che appaiono improponibili. Rievochiamo quei fantomatici “uffici di competenza”, citati nel testo del CCNL del 1999, rappresentano forse l’alternativa durante il periodo estivo non è mai stato definitivamente chiarito.  Dal momento che nel CCNL successivo non appare più la parola competenza o servizio, però rimane uffici, deve intendersi che nel periodo di non didattica gli A.T.  debbono svolgere i compiti spettanti agli A.A..  Compito non proponibile in quanto le competenze sono solo degli A.A..

Prevenzione e sicurezza

Sono stati realizzati molti documenti attestanti le mancanze presenti negli istituti scolastici in merito alla prevenzione e sicurezza.  Poco è stato speso per verificare se nei laboratori didattici le norme in vigore, come D.L. 81 del 2008 e successive modifiche, sono attuate. I laboratori scolastici hanno molteplici specificità, alla pari delle attività lavorative private, con l’aggiunta che gli alunni sono per la quasi totalità minorenni e quindi inesperti ed inoltre anche utilizzatori di sostanze non prive di tossicità.  L’attività lavorativa degli A.T. in condizioni di lavoro precarie o prive delle necessarie informazioni e formazione comporta una diminuita soglia di percezione del pericolo per se stessi e per chi utilizza il laboratorio.  La condizione di essere esposti, negli anni, alle medesime fonti anche nocive, comporta un possibile fattore di contrarre patologie anche estremamente invalidanti, come ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica.  Per i rapporti che l’A.T. deve sostenere nella sua mansione con il D.S., D.S.G.A., Docenti, Ufficio Tecnico, Ausiliari ed Alunni, è inoltre predisposto allo stress lavoro correlato.

Conclusioni

L’A.T. è una figura professionalmente indispensabile per la didattica nei laboratori scolastici, l’istituzione lo utilizza, e non per le competenze specifiche, ma come persona disposta a collaborare.

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